Tutti, prima o poi, ci troviamo di fronte ad una fatidica scelta, specialmente nell’epoca della fast economy, in cui tutto scorre – o meglio dire corre – così velocemente da non lasciare tempo ad una sana, lenta e intelligente riflessione da dedicare a sé stessi, alle proprie passioni e ai propri sogni.  La domanda sorge spontanea, aumentando d’importanza alla soglia della maggiore età: cosa vorrò fare da “grande”?  Ci si sente, spesso, disorientati, bombardati da informazioni capaci di creare tanto rumore e poca utilità: Sharing Economy, Gig Economy, Circular Economy, Green Economy sono tutti inglesismi contemporanei associati al mondo del lavoro, alle sue trasformazioni e ai suoi mutamenti, ma chi sa davvero di cosa si sta parlando?

Per avere maggiori possibilità future, è forse utile chiedersi: quali saranno fra qualche anno le cinque professioni più richieste dal mercato del lavoro? E quali competenze si dovranno avere per entrarci facilmente?

LinkedIn, il social professionale dedicato al mondo del lavoro, e Forbes, una rivista statunitense dedicata a finanza ed economia, hanno realizzato all’inizio del 2018 una ricerca in grado di rispondere a queste possibili domande. Ho integrato i risultati della ricerca con un’inchiesta realizzata da Milena Gabanelli per Corriere.it e ho selezionato 5 profili professionali: Data Scientist; Social Media Specialst; Agricoltore 2.0 (o Pharmer); Green Growth Expert; ed E-Commerce Manager.

Andiamo ad esaminarli nel dettaglio:

  • Data Scientist. Chi è il data scientist? È colui il quale riesce a padroneggiare, interpretare e dare un senso ai Big Data, termine inglese che si riferisce ad un vastissimo numero di informazioni provenienti dal web. Anche in passato esistevano i dati, l’incessante digitalizzazione, però, ne ha facilitato il processo interpretativo. Dispostivi wearable, interconnessione continua, app di home-banking, smartphone, social e chi più ne ha più ne metta, la verità è una sola: cediamo costantemente dati sensibili attraverso internet. Il Data Scientist, lo scienziato o analista dei dati, elabora le tracce provenienti dal web, in particolar modo dai social media, dagli smartphone e dalla cronologia degli utenti, mettendo a disposizione delle aziende informazioni utili ad indirizzare le strategie di marketing, lo sviluppo di prodotti e le analisi di mercato. Crea, in questo modo, valore aggiunto e, quindi, fornisce un possibile vantaggio competitivo da spendere nei confronti dei competitors d’impresa. Qual è la sfida maggiore che attende un Data Scientist? Non tanto quella di raccogliere dati, quanto d’interpretarli a dovere e capirli. Il professionista può utilizzare tantissimi Tools di nuova generazione, strumenti reperibili nel web in grado di facilitare i compiti di analisi. È una figura diventata indispensabile nella società moderna, è necessario essere laureati in una delle seguenti aree: matematica; statistica; digital.

 

  • Social Media Specialist. I nostri nonni, probabilmente, sentendoci parlare della necessità di creare un profilo LinkedIn o di postare una Stories su Instagram del nostro ultimo viaggio, crederebbero di parlare con un alieno o di avere qualche problema d’udito dato dall’età. Eppure, questa figura è oggi guardata con molta attenzione dai responsabili delle Risorse Umane di alcune delle aziende più blasonate del nostro paese e non solo. Il Social Media Specialist è colui il quale cura, gestendo i canali social, la reputazione, l’immagine e il rapporto online con i clienti per conto di un brand, di un ente o di un professionista. Decide strategie comunicative in grado di trasmettere, attraverso contenuti creati ad hoc, i valori e la mission di un’azienda. Creare una campagna di comunicazione su Facebook – ma più in generale curare la presenza nel web – richiede tempo e, soprattutto, competenze specifiche: non si possono presidiare i social senza una metodologia appropriata, è l’errore più comune commesso in passato dalle aziende del nostro pase. Per fortuna, oggi le cose stanno sensibilmente cambiando, anche le piccole e medie imprese (PMI) si stanno accorgendo delle potenzialità offerte dai nuovi media: liberi professionisti; piccoli negozi; ristoranti e tanti altri player del mercato sono in cerca di giovani a cui affidare la gestione della propria brand image. Per diventare Social Media Specialist è consigliabile un percorso di studi in: informatica; comunicazione; e marketing.

 

  • Agricoltore 2.0. Fra tutti sembrerebbe essere il mestiere più tradizionale, invece l’agricoltore 2.0. è, forse, il lavoro più innovativo. Urbanizzazione crescente, riduzione del suolo coltivabile e aumento della popolazione sono solo alcune delle sfide che attendono i giovani imprenditori del settore verde. Ad esempio, recentemente è nata la figura dell’agricoltore verticale, in grado di rendere potenzialmente produttive strutture sorte in contesti metropolitani. Si occupa, in maniera particolare, di allestire colture sviluppate in altezza – i famosi orti verticali –, incentivando contestualmente il consumo di prodotti a km0, riducendo le emissioni e valorizzando una cultura sostenibile. Ma non finisce qui, il costante sviluppo tecnologico mette a disposizione dei cosiddetti “Pharmer” (o agricoltori 2.0) un carburante scarsamente utilizzato in passato, i dati. Come sostenuto recentemente dal giornalista Ettore Livini in un articolo apparso nel quotidiano laRepubblica: droni, stazioni meteo hi-tech, recinti virtuali, trattori a guida autonoma possono fornire un’immagine in tempo reale della produttività dei campi, consentendo di ottimizzare risorse, tempo e fatica. Il progresso creerà tante opportunità di sviluppo ma, come è facile capire, questo mestiere richiederà svariate competenze in: agraria; progettazione delle aree verdi urbane; design; data analysis e informatica.

 

  • Green Growth Expert. L’economia verde, o green economy, è un modello economico che si antepone in maniera forte e chiara alla brown economy, quella basata sullo sfruttamento delle risorse naturali messe a disposizione dal nostro pianeta. Riscaldamento globale, inquinamento e disuguaglianze sociali sono conseguenze di un progresso spesso fuori controllo. L’esperto di green economy si occupa di indirizzare le strategie delle aziende verso modelli di crescita improntati alla sostenibilità, al rispetto dell’ambiente e delle persone. Lo scopo finale è quello di creare profitto in maniera responsabile. Le risorse economiche vengono investite consapevolmente, cercando, ad esempio, di valorizzare l’economia circolare, in grado di trasformare i rifiuti in risorse e di ridurre sensibilmente l’inquinamento. Favorire le produzioni locali, accorciare le filiere produttive, rivalutare prodotti e territori, insomma: riuscire ad avere un basso impatto ambientale sfruttando competenze tecnologiche, conoscenza ed investendo in ricerca e sviluppo. Il professionista di economia verde promuove e guida la transizione aziendale verso l’utilizzo di energie alternative, mettendo a disposizione le proprie capacità per favorire il ricorso a quelle considerate pulite: eolico, solare, geotermico, biomasse, idroelettrico, tutto ciò che non è di origine fossile. Questo mestiere richiede competenze in: ingegneria; agraria; economia; marketing e studi specifici di settore.

 

  • E-commerce Manager. L’e-commerce è in grado di raggiunge utenti anche molto distanti geograficamente, servire a dovere una nicchia di mercato (come appassionati di climbing, della cucina giapponese, di bevande energetiche…). Può inoltre creare un contatto diretto con gli utenti grazie alle community online e consentire la gestione di prodotti costruiti su richiesta, fino ad arrivare ad una personalizzazione totale del prodotto/servizio (la sempre più famosa customizzazione). Secondo un‘indagine svolta dalla società di ricerca Gfk-Eurisko nel 2018, l’e-commerce è arrivato a pesare circa un terzo del valore totale del mercato Technical Consumer Good (ovvero i beni di consumo che spaziano dall’informatica, all’elettronica di consumo, agli elettrodomestici) a livello mondiale. L’e-commerce manager, figura chiave a livello aziendale, si occupa di massimizzare gli introiti derivanti dalle vendite online. Deve quindi, in concreto, creare cataloghi di prodotti graficamente funzionali, ideare database capaci di fornire dati sui quali svolgere analisi, identificare la concorrenza, studiare il target ricercato e garantire al proprio store un altro ranking di posizionamento nei motori di ricerca. Insomma, questa professione richiede un mix di competenze che derivano, spesso, dai più svariati ambiti disciplinari: capacità digitali (conoscenza dei mezzi); strumenti di analisi; principi di marketing e di economia; e in ultimo, ma non per importanza, abilità grafiche.

Come si è visto, sono molte le professioni che si svilupperanno nei prossimi anni. Verrà data importanza alle competenze digitali e si rivaluteranno, cambiando completamente prospettiva, mestieri oggi considerati obsoleti o poco redditizi. Si investirà molto sul concetto di economia “pulita”, o verde che dir si voglia, non tanto per una emergente tendenza di marketing – anche se sicuramente il pubblico comincia ad avere bisogni in questo senso – quanto per un’urgente necessità di crescita sostenibile, improntata al rispetto dell’ambiente, del lavoro e dei lavoratori.

In linea di massima, verranno valorizzate e richieste sempre più lauree e competenze di tipo STEM – acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics (in italiano Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Investendo in questi settori, in particolar modo specializzandosi attraverso lauree magistrali e master di I e II livello, si avranno più chances di entrare velocemente nel mondo del lavoro, garantendosi un tenore di vita maggiore, stipendi più generosi e possibili avanzamenti di carriera. In Italia, secondo l’ultimo rapporto DESI 2018 (indice di digitalizzazione dell’economia e della società) ad opera della Commissione Europea, si laureano in discipline STEM, su ogni 1000 individui di età compresa fra 20 e 29 anni, solo il 13,5% del totale, contro una media europea del 19,1%. Questo dato fa capire quanto sia importante investire in sé stessi, specialmente per recuperare il gap creatosi nei confronti dei laureati europei, nostri diretti competitors.

Altri protagonisti certi del futuro saranno i dati. In particolare, si lavorerà per raccoglierli, analizzarli e, infine, interpretarli. I professionisti del futuro dovranno tenere a mente un aspetto: i dati sono beni preziosi da maneggiare con cura. Più si insisterà su un utilizzo etico, corretto e non invasivo più, probabilmente, si otterrà il favore dei consumatori. Per lasciarci, come sostiene lo scrittore brasiliano Paulo Coelho, è utile ricordarci una cosa: “possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano”.

(Andrea Freddio)