“L’atto creativo di un uomo è l’atto di un uomo intero; ed è questo, più che la cosa prodotta, a renderlo buono e meritevole”. Questo è ciò che dice lo psicologo statunitense Jerome Bruner. Se ci pensate è molto affine alla realtà, perché in un mondo sempre più automatizzato, dove non è più tanto l’uomo a creare l’oggetto, ci restano solo le idee, ci resta la fantasia, ci resta la creatività.

Spesso associamo la parola creatività a un musicista, a un’artista, a qualcuno fuori dalle righe, ma non è solo questo.

La creatività è una dote che ci contraddistingue e che ci dà la possibilità di guardare la realtà con diversi occhi e diverse prospettive che ci permettono di coglierne il cambiamento, di accettare e vivere in maniera diversa la globalizzazione. Perché la nostra creatività non ci automatizza come le macchine, non ci rende tutti uguali; ognuno di noi da un contributo per il cambiamento.

Dopodiché, unendo la creatività alla cultura, alla conoscenza, all’esperienza, acquisiti dopo un percorso di studi, questa diventa uno strumento potente che può dar vita a idee rivoluzionarie e originali.

Allora perché non usiamo questa nostra capacità come aspetto appetibile per le aziende e per il mondo del lavoro. La creatività è un anello che congiunge i due mondi. Il mondo dei giovani con quello imprenditoriale.

La creatività personale e anche la creatività di gruppo possono permettere a un’azienda di contraddistinguersi, di competere a livello nazionale e internazionale.

Creatività e innovazione sono dunque, il binomio che caratterizza la nuova generazione di visionari, una generazione che promuove il cambiamento e promuove la speranza.

(Valeria Gentile)